Legge 104 e Legge 106: tutte le differenze

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La Legge 104 del 1992 e la Legge 106 del 2025 rappresentano due importanti strumenti di tutela per le persone con disabilità, per i lavoratori che convivono con patologie gravi e per chi deve affrontare esigenze di assistenza familiare. Sebbene entrambe possano incidere sulla vita lavorativa e sull’organizzazione della famiglia, si tratta di normative differenti, con finalità, destinatari e requisiti specifici.

Comprendere le differenze tra queste due leggi è fondamentale per sapere quali benefici possono essere richiesti, quali documenti occorre presentare e quali diritti spettano al lavoratore. La Legge 106/2025, in particolare, ha introdotto nuove possibilità per chi deve sottoporsi frequentemente a visite, esami e terapie oppure necessita di un periodo prolungato di assenza dal lavoro a causa di una malattia.

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Legge 104/1992: assistenza e diritti delle persone con disabilità

La Legge 5 febbraio 1992, n. 104, è la normativa quadro italiana dedicata all’assistenza, all’integrazione sociale e ai diritti delle persone con disabilità. Il suo obiettivo è favorire l’autonomia, la partecipazione alla vita sociale e la piena inclusione, intervenendo in diversi ambiti, tra cui scuola, lavoro, assistenza e servizi.

Nel settore lavorativo, una delle misure più conosciute è rappresentata dai permessi retribuiti previsti dall’articolo 33.

I lavoratori dipendenti con disabilità grave riconosciuta ai sensi dell’articolo 3, comma 3, possono usufruire, nei casi previsti dalla legge, di tre giorni di permesso mensile retribuito oppure delle corrispondenti modalità orarie consentite dalla normativa.

La Legge 104 riconosce inoltre permessi ai lavoratori che assistono una persona con disabilità grave, purché siano rispettati i requisiti relativi al rapporto familiare e alle altre condizioni previste.

Questi permessi servono a rendere possibile l’assistenza, accompagnare il familiare alle visite, affrontare esigenze sanitarie e organizzare le attività quotidiane necessarie.

È importante ricordare che il semplice riconoscimento dell’invalidità civile non equivale automaticamente al riconoscimento della situazione di gravità prevista dalla Legge 104. Per accedere a specifiche agevolazioni occorre possedere il riconoscimento richiesto per quella particolare misura.

Legge 106/2025: nuove tutele per chi soffre di patologie gravi

La Legge 18 luglio 2025, n. 106, è entrata in vigore il 9 agosto 2025 e ha introdotto disposizioni specifiche per la conservazione del posto di lavoro e per i permessi retribuiti destinati a visite, esami e cure mediche. Le nuove misure si applicano secondo le decorrenze e i requisiti stabiliti dalla normativa.

La legge si rivolge ai lavoratori dipendenti affetti da malattie oncologiche, invalidanti o croniche, anche rare, che soddisfano le condizioni previste. Alcune disposizioni riguardano anche i genitori lavoratori di figli minorenni con le patologie indicate dalla norma.

La novità principale consiste nel riconoscimento di strumenti pensati per chi deve affrontare percorsi sanitari impegnativi e continuativi, senza perdere il proprio rapporto di lavoro.

Dieci ore annue aggiuntive per visite ed esami

A partire dal 1° gennaio 2026, l’articolo 2 della Legge 106 riconosce dieci ore annue aggiuntive di permesso per specifiche prestazioni sanitarie. Tra queste rientrano visite mediche, esami strumentali, analisi di laboratorio e cure frequenti.

Per accedere alla misura è necessario rispettare le condizioni previste dalla legge, comprese quelle relative alla patologia e al grado di invalidità pari o superiore al 74% nei casi stabiliti. Il beneficio può essere riconosciuto anche al lavoratore con un figlio minorenne che presenti le condizioni sanitarie richieste.

Le dieci ore sono aggiuntive rispetto alle altre tutele applicabili. Non sostituiscono quindi automaticamente i permessi previsti dalla Legge 104, quelli stabiliti dai contratti collettivi o gli altri istituti utilizzabili dal lavoratore.

Per i dipendenti del settore privato, l’INPS ha fornito istruzioni operative con la circolare n. 152 del 19 dicembre 2025. L’indennità economica per queste ore segue le regole previste dalla normativa in materia di malattia: non deve quindi essere considerata automaticamente equivalente alla retribuzione piena riconosciuta per i permessi della Legge 104.

Il congedo fino a 24 mesi: conservare il posto durante la malattia

Un’altra importante novità della Legge 106 riguarda la possibilità di richiedere un periodo di congedo continuativo o frazionato fino a 24 mesi per i dipendenti affetti dalle patologie contemplate dalla normativa.

Per accedere a questo strumento devono sussistere le condizioni previste dalla legge, tra cui quelle relative alle malattie oncologiche o alle malattie invalidanti e croniche, anche rare, che comportino un grado di invalidità pari o superiore al 74%.

Durante il congedo il lavoratore conserva il posto di lavoro, ma non percepisce la retribuzione e non può svolgere attività lavorativa. Il periodo, inoltre, non viene normalmente conteggiato nell’anzianità di servizio né ai fini previdenziali, ferma restando la possibilità di riscattarlo mediante versamento dei contributi secondo le regole applicabili.

La misura è particolarmente rilevante per chi deve affrontare cure prolungate, terapie complesse o periodi in cui non è possibile riprendere regolarmente l’attività professionale.

La legge prevede anche, al termine del congedo, un accesso prioritario al lavoro agile quando la natura della prestazione lo consente. Si tratta di una possibilità da valutare concretamente in relazione all’attività svolta e all’organizzazione aziendale.

Legge 104 e Legge 106: tutte le differenze